DIBATTITO PUBBLICO
Mollette che stendono

Il dibattito pubblico non è più un dialogo sulla trasparenza o un insieme organizzato di questioni per ottenere risposte di interesse collettivo, ma una gara personale a chi pone la domanda più conforme e meno compromettente, anzi a chi non la pone nemmeno sfiorando il ridicolo del politicamente corretto. Il tutto si è trasformato in un torneo dove nessuno ascolta e non attende mai il proprio turno per sputare la prossima verità o sentenza.
Ogni opinionista, ogni politico, ogni influencer, ogni passante con un microfono in mano o con uno smartphone ha il suo dogma tascabile e segue una propria spocchia: «l’intelligenza della discordanza e dell’assordanza». Ed è sempre disponibile a ripeterlo a oltranza, come un mantra, ignorando il fatto che l’unica cosa che cambia davvero è il volume della propria voce che si sovrappone alle altre, senza che nessuno si turbi realmente più di tanto.
Il segreto di questo sport “dell’insulto” neanche tanto velato o misurato, sta nel non cedere mai, nel non censurarsi o a non praticare un regola molto semplice: il rispetto dell’altrui opinione e visione. La logica di non aver paura delle conseguenze è diventata una certezza di impunità, così come la coerenza a non attivare pregiudizi è un lusso che si permettono anche i più ignoranti, anzi soprattutto loro. L’obiettivo non è convincere, ma durare più a lungo dell’avversario e snervare l’altrui pazienza con la sufficienza e l’attacco frontale, dimostrando insofferenza alle regole. Il trionfo finale non è mai del saggio, che alla fine cede e cerca di non disturbare più, ma del più tenace a far smettere l’altro di essere gentile e portarlo allo scontro verbale, facendolo sbattere contro un muro dell’ignoranza.
E così, tra un’interruzione e l’altra, tra un’accusa gratuita e programmata e un’altra, tra una sudditanza collettiva e l’asservimento su tutti i media, il rumore delle parole si fa assordante. Fino a che il dibattito si conclude sempre nello stesso modo: con il silenzio del contraddittorio e della cancellazione della diversa opinione, della massima confusione e della folle interruzione pubblicitaria “per esigenze economiche della rete” con tutti che si sentono vincitori e con nessuno che sa più di cosa si stesse parlando, e di tentare di chiarire quello che non sa più dire o non ha voglia di dire ma che non riuscirà più a dire.
Morale della tavola (vignetta): due semplici mollette nel loro delirio sotto il sole appesi ad un flebile filo… che unisce due capi distanti uno dall’altro e che li tiene sospesi tra mille dubbi e paradossi hanno scatenato questa piccola parentesi di vita quotidiana compreso il testo satirico subito sotto.


