DONALD TRUMP
Mollette che stendono

La sottile arte degli schemi e la triste legge degli scemi che li seguono sono da sempre oggetto di un dibattito silenzioso. La domanda è antica e, a suo modo, determinante: “È lo schema che genera lo scemo o è lo scemo che dà vita allo schema?”.
Lo schema è il vero motore del mondo. Lo schema è una logica della natura, e soprattutto dell’essere umano, infatti è un’architettura mentale per semplificare il caos. Offre una via, una regola, un recinto, una certezza in un’esistenza altrimenti disordinata. È il sentiero sicuro e ben tracciato nel bosco, la fila ordinata alla cassa, la promessa di una soluzione rapida. Lo schema, però, nella sua infallibile logica e nella sua rassicurante prevedibilità, attrae gli scemi come una calamita attira la limatura di ferro. Senza lo schema, lo scemo è solo una variabile casuale; con lo schema, diventa una parte prevedibile e funzionale di un sistema più grande. La sua stupidità a subordinarsi non è più un difetto, ma una risorsa.
Ma c’è anche chi ribalta la prospettiva. Lo schema, dopotutto, è solo un’idea, una linea impercettibile da seguire che predetermina un atto. Rimane inerte, inutile, finché non arriva lo scemo. Lo scemo non solo lo segue, ma lo accetta, lo sposa, lo difende a spada tratta, spesso ne inventa di nuovi. È lo scemo che, con la sua incondizionata fedeltà, dà sostanza allo schema, lo avalla, lo rende una astuzia sociale, una tradizione, una condizione, un’abitudine, una legge non scritta. È la sua ingenuità che trasforma la sottile essenza del filo da seguire, in una linea guida, in un dogma. L’ingegno dello schema è nulla senza l‘implacabile ottusità dello scemo.
E allora, chi è il vero artefice? Forse la risposta è che non si può distinguere il padrone dal servo. Gli schemi e gli scemi sono un’unica, perfetta, tragica sinfonia. Lo Schema crea la via per lo Scemo, lo scemo rende la via una verità. Sono due facce della stessa medaglia, che si alimentano a vicenda in un eterno e triste ballo. E la vera beffa, forse, è proprio questa: che la domanda, in fondo, non la dovremmo porre a loro, ma a noi stessi, che passiamo il tempo a cercare una risposta, ad accettare, supinamente uno scemo da seguire.
Morale della tavola (vignetta): due semplici mollette nel loro delirio sotto il sole appesi ad un flebile filo… che unisce due capi distanti uno dall’altro e che li tiene sospesi tra mille dubbi e paradossi hanno scatenato questa piccola parentesi di vita quotidiana compreso il testo satirico subito sotto.



Forse gli elettori, la maggioranza insomma che ha votato per lui, sono schemi a cui si potrebbe togliere la h…